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2009 dal 5 al 12 Aprile

8a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

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L'ARGOMENTO DI OGGI

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dai GIORNALI di OGGI

IVA AL 20% per SKY TV

2008-12-01

Ingegneria Impianti Industriali

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L'ARGOMENTO DI OGGI

 

DAL SITO DI SKY http://sky.it

La replica al Premier che ha detto che la riduzione fu un regalo della sinistra a Sky

"L'Iva agevolata? La introdusse Dini"

Mockridge (Sky Italia): fu il governo dell'attuale senatore del Pdl a prevederla. E ne beneficiò Telepiù, controllata anche da Fininvest

E Murdoch lancia gli spot contro il governo (1 dicembre 2008)

Tom Mockridge, ad di Sky Italia (Ansa)

ROMA - "Le attività televisive, a partire dal 1972, erano soggette ad un Iva del 6%, successivamente aumentata all'8% e poi nel 1995 al 10%" per una decisione dell'allora governo presieduto da Lamberto Dini oggi membro del Pdl al Senato. È con questi ed altri accenni storici che l'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge risponde al presidente del Consiglio sulla questione dell'aumento dell'Iva al 20% per la pay tv contenuta nel pacchetto anticrisi.

"Nell'interesse di una discussione costruttiva - spiega ancora l'amministratore delegato di Sky Italia - ritengo importante ricordare alcuni fatti storici relativi ai punti sollevati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento di ieri durante il congresso delle Dc per le autonomie". Mockridge ricorda che in quel contesto il Premier ha affermato: "La sinistra aveva dato un privilegio alle televisioni che fanno abbonamenti qui in Italia. Proprio per questo privilegio - ha detto ancora ieri Berlusconi - per questi rapporti che la sinistra aveva subito intessuto con il gruppo di Sky, gli aveva dato il 10% di Iva". Per l'ad della pay tv "è utile ricordare che l'aliquota Iva del 10% sugli abbonamenti pay tv è stata introdotta nel 1995 dal governo di Lamberto Dini. Il senatore Dini è oggi un membro del gruppo del Pdl al Senato. La principale pay tv che operava in Italia in quel periodo era Telepiù controllata per il 34% da Leo Kirch, per il 33% da Nethold of South Africa, per il 23% da Renato Della Valle e per il 10% da Fininvest".

Ricorda ancora Mockridgeche "l'altra pay tv Stream allora di proprietà di Telecom Italia e presente sul mercato dal 1993 ha beneficiato di questo tasso agevolato a partire dal 1997 quando il primo governo Prodi lo estese anche alla tv via cavo. News Corporation ha acquisito il 35% di Stream solo nell'aprile del 1999 e ha aumentato successivamente la sua quota fino al 50%". "Sky Italia - continua - è nata invece solo nel 2003 a seguito della fusione tra Stream e Telepiù approvata dalla Commissione europea". Quindi, sottolinea Mockridge "le attività televisive a partire dal 1972 erano soggette ad un Iva del 6% successivamente aumentata all'8% e poi appunto nel 1995 al 10%. Vorrei infine ricordare che ad oggi assieme ad altri prodotti che hanno diritto ad un'Iva agevolata - conclude - ci sono i prodotti editoriali stampati che godono di un'Iva al 4% così come il canone della Rai".

(Ansa)

In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese. Il governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio delle tasse sul vostro abbonamento a SKY dal 10 al 20%, un aumento delle tasse per 4 milioni e 600 mila famiglie. Questo anche se durante la scorsa campagna elettorale il governo aveva promesso di non aumentare le tasse alle famiglie italiane. Dal 2003 SKY ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell’intero settore televisivo senza utilizzare sussidi da parte del governo, creando migliaia di nuovi posti di lavoro, ma soprattutto offrendo a tutti gli italiani la possibilità di scegliere i programmi televisivi che preferiscono in piena libertà. Se il Parlamento non lo bloccherà questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento SKY entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio.

Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail a: segreteria.presidente@governo.it. Per dire al governo la vostra opinione.

 

CORRIERE della SERA

per l'articolo completo vai al sito

http://www.corriere.it

2008-12-03

Berlusconi: "Non torniamo indietro nemmeno per sogno"

Tassa su Sky, Tremonti: "Inevitabile,

Prodi si era impegnato con l'Ue"

Il ministro dell'Economia: "L'aumento dell'Iva al 20% è in linea con le richieste di Bruxelles"

L'ad di Sky Italia: la riduzione fu introdotta da Dini, oggi del Pdl. E ne beneficiò Fininvest (1 dicembre 2008)

(Ansa)

BRUXELLES - L'Iva al 20% per Sky? Non ci sono alternative, lo prevede l'Ue. Giulio Tremonti, dopo le polemiche per la decisione del governo di eliminare le agevolazioni per le televisioni satellitari a pagamento, spiega che il provvedimento è in linea con quanto richiesto dall'Unione europea. "Esiste un blocco di documenti che hanno origine a Bruxelles - afferma il ministro dell'Economia - da cui risulta che il sistema italiano, stratificato su più anni, era fuori dalla giurisprudenza europea per la quale dato un medesimo servizio non puoi avere aliquote segmentate in funzione delle tecniche di trasmissione utilizzate". Su questo, ha aggiunto Tremonti, "è stata avviata una procedura di infrazione comunitaria e la soluzione poteva essere solo quella dell'allineamento delle aliquote. C'è un carteggio tra la commissione Ue e il governo Prodi che prevede l'impegno del governo ad allineare le aliquote. L'impegno scadeva in questi giorni".

SCELTA INVERSA - Il ministro, che ha distribuito ai giornalisti presenti alla conferenza stampa del dopo Ecofin proprio il carteggio tra il precedente esecutivo e Bruxelles, ha però spiegato che per la Commissione europea "la scelta era di portare tutti al 10% o tutti al 20%. Noi abbiamo scelto di portare tutti al 20%. Toglietemi tutto tranne Sky, per me è fondamentale, però non c'era alternativa". Tremonti ha infine aggiunto che sul pacchetto anti-crisi - all'interno del quale è stata inserita la norma su Sky - il governo potrebbe porre la fiducia: "Vedremo" ha risposto a una domanda.

BERLUSCONI - Poco dopo, dall'Albania, è intervenuto sul tema anche Silvio Berlusconi: l'Iva sulle tv a pagamento resta al 20% e "il governo non torna indietro, nemmeno per sogno". "Dove troviamo i soldi per fare tutto quello che abbiamo fatto? - ha affermato il presidente del Consiglio. - Quindi resta il fatto ed è abolito il privilegio di Sky". Già in mattinata, Berlusconi aveva sfidato l'opposizione: "Difende i ricchi e i consumi non necessari pur di venire contro di noi"

L'IDV - La ricostruzione di Tremonti è però contestata da Giuseppe Giulietti (Idv). "Non è vero che esiste un obbligo imposto dall'Unione Europea per aumentare dal 10 al 20% l'Iva che grava su Sky - ha affermato in una nota il portavoce di "Articolo 21" - Tremonti peraltro dovrebbe dirla tutta, la questione, spiegando che a fu Mediaset a chiedere all'Ue l'eliminazione dell'aliquota ridotta concessa a Sky. Se poi vogliamo fare gli europeisti e applicare quello che viene richiesto da Bruxelles, allora il governo dovrebbe applicare alla lettera anche le decisioni della Corte di Giustizia Ue in merito alla vicenda di Europa 7".

PD - Poco dopo interviene anche Pierluigi Bersani (Pd): "La colpa deve essere sempre di Prodi. Non vado neanche a controllare, tanto sono abituato a sentire queste cose". "Ognuno deve prendersi la responsabilità di quello che fa - afferma il ministro dell'Economia del governo ombra del Partito democratico - ed è curioso che di fronte a una scelta subito criticata per il governo sia ancora una volta colpa di altri". "Stiamo comunque parlando di una tassa, messa da uno che diceva di volerle togliere - continua Bersani -. Certo viene prima il pane del calcio, ma chi ha detto che toglieva le tasse, mi pare le stia invece mettendo. Siamo un paese dove c'è un presidente del Consiglio che può tassare le sue imprese e quelle dei concorrenti secondo criteri tutti suoi. Questo non è accettabile".

SCAGLIONI - La strada di una possibile mediazione sembra dunque sbarrata, nonostante le indiscrezioni sull'ipotesi di scaglionare in tre anni l'aumento dell'aliquota Iva. Nella maggioranza si starebbe valutando che la conversione in legge del decreto anti-crisi dovrebbe prevedere il passaggio dell'Iva dal 10% al 13% nel 2009, quindi al 17% nel 2010 per raggiungere il 20% solo nel 2011. Sarebbe questo il senso della gradualità degli aumenti cui ha fatto riferimento in un'intervista a Sky il vicepresidente del Senato ed esponente del Pdl Domenico Nania. Ma dopo la chiusura di Tremonti e Berlusconi, l'ipotesi sembra accantonata.

02 dicembre 2008(ultima modifica: 03 dicembre 2008)

 

 

 

 

 

 

2008-12-02

Berlusconi: "Su Sky sinistra senza ritegno.

E certi direttori cambino mestiere"

Attacco del premier al Corriere della Sera e alla Stampa: "Che vergogna, altro che il mio conflitto di interessi..."

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Silvio Berlusconi e Sali Berisha al meeting di Tirana (Ansa)

Silvio Berlusconi e Sali Berisha al meeting di Tirana (Ansa)

TIRANA (Albania) - Sull'aumento dell'Iva per le tv a pagamento "non si torna indietro". Silvio Berlusconi chiude da Tirana la possibilità di rivedere la contestata norma sull'aliquota al 20% contenuta nel decreto anti-crisi che ha sollevato le polemiche dell'opposizione sul conflitto di interessi del premier (in quanto il provvedimento penalizza Sky, uno dei principali concorrenti di Mediaset). E in un gioco di sponda con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, chiarisce i motivi di quella scelta, attaccando la sinistra "senza vergogna e senza ritegno", una sinistra responsabile, a suo dire, di aver scatenato la bagarre senza ammettere che la decisione di riallineare l'imposta a quel livello "era una decisione già negoziata dal governo Prodi con la Commissione Europea". Nessun passo indietro sulla tassa Sky e anche pesanti accuse da parte del premier nei confronti dei quotidiani per come hanno trattato la vicenda. "Io Sky la capisco - ha detto Berlusconi una volta rientrato a Roma - ma non capisco come mai i direttori dei giornali invece di chiedersi perché c'era un privilegio, attaccano me. Vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere"

ATTACCO AL CORRIERE E ALLA STAMPA - "Il tuo giornale oggi titola '"Berlusconi contro Sky". Che vergogna..." ha detto il premier rivolgendosi ad Augusto Minzolini, notista della Stampa. "E le vignette del Corriere della Sera? Ma che vergogna, ma che vergogna" ha aggiunto. "Queste sono cose per cui uno - conclude il premier - se è un uomo che quando si guarda nello specchio vuole avere un minimo di rispetto di se stesso, deve cambiare mestiere. Devono farlo direttori di questi giornali e politici. Conflitto di interessi? Berlusconi? Ma andiamo... Che vergogna". "Un nuovo "editto" del premier" tuona il Pd con il portavoce Andrea Orlando, dopo quelli "contro Biagi e Santoro", mentre la Fnsi parla di "attacco grave e scomposto".

LA QUASI APERTURA - Il caso Sky si era riaperto in mattinata, quando Berlusconi, premettendo di non aver visto lo spot di Sky che contesta la decisione del governo, era comunque apparso disponibile al dialogo e a un passo indietro sulla tassa Sky. "Se la sinistra insiste, difendendo i ricchi e i consumi non necessari pur di venire contro di noi e tirando addirittura in ballo il conflitto di interessi - ha detto - allora io sono pronto a farlo, non ho nessuna difficoltà ad accettare. Purché si rispetti la normativa europea". Al termine della conferenza stampa a Tirana il premier aveva comunque sottolineato che "è stato Tremonti a volere quella norma per combattere sprechi e privilegi. E quando ne spiegherà i motivi allora la sinistra perderà la faccia in maniera definitiva di fronte agli italiani".

"LA SINISTRA DOVREBBE VERGOGNARSI"- Uscendo dalla sede del governo di Tirana, il presidente del Consiglio si era recato a pranzo con il presidente della Repubblica albanese, lasciando al titolare di via XX Settembre la parola sul caso Sky. Quella norma è intoccabile, ha spiegato a quel punto Tremonti dall'Ecofin, anzi era stato proprio il governo Prodi a raggiungere un accordo con la Ue, pena l'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. "Tremonti dice che non si può tornare indietro e che quella norma la volle il governo Prodi? E allora - ha quindi aggiunto Berlusconi - era giusto venirmi addosso, attaccarmi e fare questa campagna vergognosa contro di me tirando in ballo il conflitto di interessi? Questa è la dimostrazione che la sinistra con cui abbiamo a che fare non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. Una sinistra che dovrebbe vergognarsi di quello che ha fatto in questi ultimi due giorni". Insomma, è stata la conferma di Berlusconi, l'aumento dell'Iva del 50% alle pay-tv resta. Serve a reperire risorse, ha aggiunto il premier, "altrimenti dove li prendiamo i soldi per fare tutto quello che abbiamo fatto?". Ma soprattutto, ha ribadito, serve a "rimediare ad un privilegio indebito nei confronti di Sky". Certo se la sinistra insiste, ha poi ironizzato il Cavaliere "possiamo anche decidere di cambiare la norma. Anzi visto che io sono quello del conflitto di interessi avrei tutta la convenienza a farlo riportando l'Iva al 10% a tutti gli audiovisivi, compresa Mediaset. Insomma se la sinistra continua a chiedermelo potrei farlo e farei festa". "Ma dai... - ha concluso il premier - questa è gente con cui si può parlare? Che si vergognino, ora spero che gli italiani lo capiscano".

 

02 dicembre 2008

 

 

2008-12-01

La replica al Premier che ha detto che la riduzione fu un regalo della sinistra a Sky

"L'Iva agevolata? La introdusse Dini"

Mockridge (Sky Italia): fu il governo dell'attuale senatore del Pdl a prevederla. E ne beneficiò Telepiù, controllata anche da Fininvest

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Tom Mockridge, ad di Sky Italia (Ansa)

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ROMA - "Le attività televisive, a partire dal 1972, erano soggette ad un Iva del 6%, successivamente aumentata all'8% e poi nel 1995 al 10%" per una decisione dell'allora governo presieduto da Lamberto Dini oggi membro del Pdl al Senato. È con questi ed altri accenni storici che l'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge risponde al presidente del Consiglio sulla questione dell'aumento dell'Iva al 20% per la pay tv contenuta nel pacchetto anticrisi.

"Nell'interesse di una discussione costruttiva - spiega ancora l'amministratore delegato di Sky Italia - ritengo importante ricordare alcuni fatti storici relativi ai punti sollevati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento di ieri durante il congresso delle Dc per le autonomie". Mockridge ricorda che in quel contesto il Premier ha affermato: "La sinistra aveva dato un privilegio alle televisioni che fanno abbonamenti qui in Italia. Proprio per questo privilegio - ha detto ancora ieri Berlusconi - per questi rapporti che la sinistra aveva subito intessuto con il gruppo di Sky, gli aveva dato il 10% di Iva". Per l'ad della pay tv "è utile ricordare che l'aliquota Iva del 10% sugli abbonamenti pay tv è stata introdotta nel 1995 dal governo di Lamberto Dini. Il senatore Dini è oggi un membro del gruppo del Pdl al Senato. La principale pay tv che operava in Italia in quel periodo era Telepiù controllata per il 34% da Leo Kirch, per il 33% da Nethold of South Africa, per il 23% da Renato Della Valle e per il 10% da Fininvest".

Ricorda ancora Mockridgeche "l'altra pay tv Stream allora di proprietà di Telecom Italia e presente sul mercato dal 1993 ha beneficiato di questo tasso agevolato a partire dal 1997 quando il primo governo Prodi lo estese anche alla tv via cavo. News Corporation ha acquisito il 35% di Stream solo nell'aprile del 1999 e ha aumentato successivamente la sua quota fino al 50%". "Sky Italia - continua - è nata invece solo nel 2003 a seguito della fusione tra Stream e Telepiù approvata dalla Commissione europea". Quindi, sottolinea Mockridge "le attività televisive a partire dal 1972 erano soggette ad un Iva del 6% successivamente aumentata all'8% e poi appunto nel 1995 al 10%. Vorrei infine ricordare che ad oggi assieme ad altri prodotti che hanno diritto ad un'Iva agevolata - conclude - ci sono i prodotti editoriali stampati che godono di un'Iva al 4% così come il canone della Rai".

(Ansa)

01 dicembre 2008

 

 

La replica al Premier che ha detto che la riduzione fu un regalo della sinistra a Sky

"L'Iva agevolata? La introdusse Dini"

Mockridge (Sky Italia): fu il governo dell'attuale senatore del Pdl a prevederla. E ne beneficiò Telepiù, controllata anche da Fininvest

E Murdoch lancia gli spot contro il governo (1 dicembre 2008)

Tom Mockridge, ad di Sky Italia (Ansa)

Tom Mockridge, ad di Sky Italia (Ansa)

ROMA - "Le attività televisive, a partire dal 1972, erano soggette ad un Iva del 6%, successivamente aumentata all'8% e poi nel 1995 al 10%" per una decisione dell'allora governo presieduto da Lamberto Dini oggi membro del Pdl al Senato. È con questi ed altri accenni storici che l'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge risponde al presidente del Consiglio sulla questione dell'aumento dell'Iva al 20% per la pay tv contenuta nel pacchetto anticrisi.

"Nell'interesse di una discussione costruttiva - spiega ancora l'amministratore delegato di Sky Italia - ritengo importante ricordare alcuni fatti storici relativi ai punti sollevati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento di ieri durante il congresso delle Dc per le autonomie". Mockridge ricorda che in quel contesto il Premier ha affermato: "La sinistra aveva dato un privilegio alle televisioni che fanno abbonamenti qui in Italia. Proprio per questo privilegio - ha detto ancora ieri Berlusconi - per questi rapporti che la sinistra aveva subito intessuto con il gruppo di Sky, gli aveva dato il 10% di Iva". Per l'ad della pay tv "è utile ricordare che l'aliquota Iva del 10% sugli abbonamenti pay tv è stata introdotta nel 1995 dal governo di Lamberto Dini. Il senatore Dini è oggi un membro del gruppo del Pdl al Senato. La principale pay tv che operava in Italia in quel periodo era Telepiù controllata per il 34% da Leo Kirch, per il 33% da Nethold of South Africa, per il 23% da Renato Della Valle e per il 10% da Fininvest".

Ricorda ancora Mockridgeche "l'altra pay tv Stream allora di proprietà di Telecom Italia e presente sul mercato dal 1993 ha beneficiato di questo tasso agevolato a partire dal 1997 quando il primo governo Prodi lo estese anche alla tv via cavo. News Corporation ha acquisito il 35% di Stream solo nell'aprile del 1999 e ha aumentato successivamente la sua quota fino al 50%". "Sky Italia - continua - è nata invece solo nel 2003 a seguito della fusione tra Stream e Telepiù approvata dalla Commissione europea". Quindi, sottolinea Mockridge "le attività televisive a partire dal 1972 erano soggette ad un Iva del 6% successivamente aumentata all'8% e poi appunto nel 1995 al 10%. Vorrei infine ricordare che ad oggi assieme ad altri prodotti che hanno diritto ad un'Iva agevolata - conclude - ci sono i prodotti editoriali stampati che godono di un'Iva al 4% così come il canone della Rai".

(Ansa)

01 dicembre 2008

 

 

IL LEADER PD e il raddoppio dell'IVA PER GLI ABBONAMENTI PER LA PAY TV

Tassa Sky, Veltroni attacca Berlusconi

"È una misura che colpisce un'impresa e i cittadini". Il Pdl: "Si può aprire una discussione in Parlamento"

ROMA - L'opposizione attacca, la maggioranza parla di "correzione a una stortura", ma apre a possibili modifiche. La decisione del governo di eliminare le agevolazioni per le pay tv, innalzando così l'Iva dal 10% al 20%, è il nuovo fronte di scontro tra maggioranza e opposizione. Mentre su Sky - particolarmente colpita dal provvedimento - vanno in onda spot anti-premier, Veltroni attacca: "Questa misura è un modo per colpire un'impresa, Sky, che produce e dà lavoro, e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il Paese". "È una decisione - evidenzia il segretario Pd - che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi. E poi siamo sempre da capo a dodici: il governo prende una misura che è un aumento delle tasse perché non stiamo parlando di famiglie ricche ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky: ora si trovano il prezzo raddoppiato".

PDL - La maggioranza difende la decisione, ma apre alla possibilità di discutere in Parlamento sull'opportunità della decisione. Il vice presidente dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello, intervistato proprio da Sky Tg 24, spiega: "Credo che c'è la possibilità di discuterne. Siamo in una situazione di crisi, è necessario rivedere il quadro della fiscalità, ma sarebbe più proficuo parlare all'interno di questa situazione e valutare tutto con questo parametro piuttosto che con un unico parametro di strumentalità politica che è poi una formula magica: conflitto di interessi". Il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, afferma che con l'innalzamento dell'Iva sulla pay tv "si è rimediato a una stortura che la poneva al 10 per cento, ma ovviamente il Parlamento sarà chiamato a discutere e a confrontarsi". Il ministro insiste sul fatto che "con questo provvedimento nessuno vuole discriminare nessuno e tantomeno vuole colpire l'occupazione; comunque tutto l’impianto della manovra non è un dogma e lo si discuterà".

L'IDV - Anche l'Italia dei valori critica però la misura del governo. "Serve una legge sul conflitto d’interessi in Italia per risolvere un’anomalia unica tra le democrazie europee" afferma il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, secondo cui "in nessuna democrazia si verifica una violazione così palese delle regole di trasparenza e concorrenza". "Mentre si raddoppia l’Iva a Sky - aggiunge l’esponente dipietrista - i giornali della famiglia Berlusconi pubblicizzano le offerte di Mediaset Premium. Una simile concentrazione di potere ed una commistione tra affari e politica altera pesantemente le regole della democrazia".

BERLUSCONI - In precedenza, Berlusconi aveva affermato che la decisione, contenuta nel pacchetto anti-crisi del governo, elimina un "privilegio" che era stato concesso a Sky "dalla sinistra". "E poi la misura colpisce anche Mediaset" aveva aggiunto il premier.

I NUMERI - Il raddoppio dell'Iva dal 10 al 20% sui canoni d'abbonamento radiotelevisivi frutterà 214 milioni di gettito aggiuntivo nel 2009 e 270 milioni all'anno a partire dal 2010. Le cifre sono contenute nella relazione tecnica che accompagna il dl anticrisi. Dall riformulazione della pornotax (addizionale del 25% sugli utili derivanti dalla diffusione di materiale pornografico) sono attesi 254 milioni nel 2009 (di cui 133,8 milioni di saldo 2008) e 146,8 milioni nel 2010 che salgono a 153,8 milioni nel 2011 e 161,7 nel 2012, sempre in termini di cassa.

01 dicembre 2008

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2008-12-03

Il premier: "Rispettati gli accordi presi con la Ue dal governo Prodi"

"Certi politici e direttori di giornali non hanno vergogna, dovrebbero cambiare mestiere"

Berlusconi: "Su Sky vado avanti"

"Via sinistra e direttori di giornali"

Berlusconi: "Su Sky vado avanti" "Via sinistra e direttori di giornali"

Silvio Berlusconi

TIRANA - "Questa sinistra non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. A promettere l'adeguamento dell'Iva sulle pay tv fu Romano Prodi". Silvio Berlusconi, da Tirana, torna sul caso Sky e rimpalla sul precedente governo la decisione dell'aumento dell'Iva a Sky. Confermando così le parole del ministro dell'Economia Giulio Tremonti e accusando la sinistra di "non avere vergogna". In serata, alza i toni. "Questa è la sinistra da vergogna con cui abbiamo a che fare - insiste - se io fossi nei loro panni, me ne andrei a casa", "se fossero coerenti andrebbero in Parlamento a dire di portare l'Iva al 10% per tutti ma, visto che non lo sono, non lo faranno".

Ce n'è anche per i direttori dei giornali: "Io Sky la capisco - dice Berlusconi - ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c'era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Politici e direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa".

E' l'epilogo di una giornata cominciata, in Albania, con un primo attacco alla sinistra "che difende i ricchi". Ma anche con il premier che si dice pronto alla marcia indietro sull'Iva per le pay tv. Poi diventa sibillino: "La sinistra perderà la faccia perché aspetto di vedere cosa farà quando Tremonti spiegherà le ragioni del suo agire". E infatti poco dopo il ministro dell'Economia rivelerà: "Il rialzo? Non c'erano alternative, ce lo impone la Ue".

A Tirana il presidente del Consiglio si trova a fronteggiare le polemiche innescate dall'opposizione che lo accusa di conflitto di interessi e la raffica di spot anti-governo sulle reti di Murdoch. Un'offensiva a cui replica tirando in ballo la difficile situazione economica del Paese e la necessità di "raschiare il barile" per trovare risorse senza mettere nuove tasse.

"Se l'attacco continuerà - ammonisce - il governo è pronto a tornare sui suoi passi". Uno stop che, però, più che una mossa sulla difensiva è un affondo all'opposizione: "C'è un'Iva al 20% per tutti e Sky aveva il 10%. Se la sinistra chiede, difendendo i ricchi e i consumi non necessari pur di andare contro di noi tirando addirittura in ballo il conflitto di interessi, io non ho nulla in contrario. Quando Tremonti avrà chiarito le ragioni del suo agire la sinistra ancora una volta perderà completamente la faccia di fronte agli italiani".

Poi tocca a Tremonti che, prima annuncia una probabile fiducia sul decreto anti-crisi, poi, sul caso Sky, tira in ballo Bruxelles. "La norma che rialza l'Iva per i servizi Sky serve per evitare l'apertura di una procedura di infrazione Ue, il cui termine scadeva in questi giorni" spiega il ministro, sottolineando che il governo Prodi si era impegnato con la Commissione europea "ad allineare le aliquote". Passano pochi minuti e Berlusconi si accoda: "La colpa? E' di Prodi"

Secca la replica del Pd: "La colpa deve essere sempre di Prodi. Non vado neanche a controllare, tanto sono abituato a sentire queste cose", dice Pierluigi Bersani, ministro dell'Economia del governo ombra.

(2 dicembre 2008)

 

 

 

2008-12-01

Al via su Sky la campagna per contestare il provvedimento del governo

Infuria la polemica. Berlusconi: la norma danneggia anche Mediaset

Iva, parte la guerra degli spot

Veltroni attacca il premier

Iva, parte la guerra degli spot Veltroni attacca il premier

ROMA - Raddoppio dell'Iva, di conseguenza aumento dell'abbonamento a Sky per 4 milioni e 700 mila famiglie. Se gli abbonati non sono d'accordo, ecco l'invito: scrivere una mail al governo. E' questa la conclusione dello spot che ha cominciato ad andare in onda da oggi sui canali della piattaforma Sky.

La campagna televisiva è il punto di partenza della protesta di Sky contro le misure anti-crisi decise dal governo che vanno a ricadere sul canone degli abbonamenti alle pay tv. Berlusconi "contrattacca" affermando che "anche Mediaset è danneggiata" precisando che Sky "aveva un privilegio". "Così sono a rischio gli investimenti", avverte l'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge e rincara la dose: "Questa è concorrenza sleale".

Veltroni: colpisce tifosi di calcio. La polemica si è trasferita sul terreno della politica. "Questa misura" è la critica mossa dal segretario del Pd, Walter Veltroni, "è un modo per colpire un'impresa, Sky, che produce e dà lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il Paese. E' una misura che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi. E poi siamo sempre da capo a dodici: il governo prende una misura che è un aumento delle tasse perché non stiamo parlando di famiglie ricche ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky, ora si trovano il prezzo raddoppiato".

La campagna Sky. Il provvedimento sull'Iva approvato dal governo prevede un raddoppio dell'imposta "per le 4,7 milioni di famiglie che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti". E' quanto ribadisce una nota di Sky. "Ciò significa - prosegue - che qualora questo provvedimento fosse confermato dal Parlamento, a partire dal primo gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle imposte sul suo abbonamento pari al 10 per cento". "Se il Parlamento non lo bloccherà, questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio. Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail a segreteria.

(1 dicembre 2008)

 

 

 

 

 

 

 

L'UNITA'

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2008-12-02

Editto di Berlusconi: "Giornali e Pd a casa"

Come a Sofia. Se in Bulgaria aveva chiesto la testa di Biagi, Santoro e Luttazzi, oggi il premier se la prende con Paolo Mieli e Giulio Anselmi. La vicenda Sky manda fuori di senno il premier che questa volta se la prende con i direttori di Corriere della Sera e Stampa. "Che vergogna... questi sono i personaggi della sinistra con cui abbiamo a che fare. Io Sky la capisco, ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c'era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa, Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere": così Silvio Berlusconi parlando con i cronisti. "Altro che conflitto di interesse e Berlusconi...".

"Hanno fatto una figura... dovrebbero smettere di far politica e andarsene a casa". Silvio Berlusconi rientra a Roma da Tirana e torna a contestare la sinistra per la posizione di difesa della pay-tv Sky, dopo la decisione del governo di riportare al 20% l'Iva per la tv del magnate Rupert Murdoch. "Se fossero coerenti dovrebbero andare in Parlamento e dire: tutti uguali, l'Iva al 10%. Ma si rimangeranno ancora una volta tutto, perchè c'è di mezzo Mediaset".

"Questa è la sinistra da vergogna con cui abbiamo a che fare - ribadisce Berlusconi alzando la voce - bisogna dirlo chiaro a tutti gli italiani. Questa sinistra deve andare a nascondersi per come si è comportata. Nei loro panni me ne andrei a casa".

La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro comprende "il nervosismo del premier per via del conflitto di interessi", ma sulla vicenda Sky ritiene che abbia passato il segno attaccando i direttori dei giornali ai quali Finocchiaro offre la solidarietà del Pd. "Per coprire gli errori, le gaffe e la gravità - spiega Finocchiaro in una

nota - di quello che il governo guidato dal presidente di 3 reti televisive sta facendo a danno degli utenti e contro un'azienda concorrente delle sue reti, Berlusconi arriva addirittura ad attaccare i direttori dei quotidiani".

"Capiamo - prosegue Finocchiaro - gli attacchi alla sinistra, capiamo il suo nervosismo per l'evidente enorme conflitto di interessi che traspare nelle decisioni prese dal suo esecutivo. Ma crediamo che oggi abbia veramente passato il segno attaccando i direttori di due grandi quotidiani italiani". "Anselmi e Mieli si difenderanno da soli, ma l'arroganza del presidente del Consiglio - prosegue - sta raggiungendo livelli davvero intollerabili e sintomatici di una concezione proprietaria della democrazia".

02 Dic 2008

 

 

2008-12-01

 

Sky e Iva ridotta: ma non era una legge per favorire Berlusconi?

di Silvia Garambois

C’è un gran polverone intorno alla nuova tassa sugli abbonamenti a Sky: è diventata una clava nella battaglia politica. Il diversivo per non discutere di una manovra anti-crisi in cui c’è poco o nulla. E su questa riduzione dell’Iva al 10% per le tv satellitari, decisa in un ormai lontano 1995 sotto la pressione di fortissime lobby, si inanellano forzature politiche.

Berlusconi sostiene addirittura che è un favore che la sinistra fece al magnate australiano Rupert Murdoch: insomma, fin qui il premier si sarebbe comportato da gran signore, visto che il digitale terrestre (leggi Mediaset Premium) non ha avuto le stesse agevolazioni. Ma c’è qualcosa che non torna.

In quel ’95, infatti, al Governo non c’era affatto il centrosinistra (la normativa è stata approvata durante il breve governo tecnico guidato da Lamberto Dini), e non c’era neppure Sky. Di più: mr. Murdoch non aveva ancora neppure inserito l’Italia tra i Paesi in cui voleva diffondere i suoi canali satellitari. C’era invece, eccome, Telepiù. Tv a pagamento creata da Berlusconi insieme a Vittorio Cecchi Gori (che portava in dote i film) e al tedesco Leo Kirch (socio di molte avventure televisive, anche oltrefrontiera). Telepiù però provocava un mucchio di polemiche, perché non c’era modo di farla andare sul satellite (come prevedeva la legge): criptata sì, a pagamento sì, ma restava via etere.

La riduzione dell’Iva fu proprio la norma – così si disse allora - che doveva incentivare l’uso dei nuovi media, ma soprattutto il grimaldello per convincere Telepiù ad abbandonare le frequenze terrestri: come sempre nelle cose delle tv, infatti, "l’ultimatum" veniva spostato di semestre in semestre, fino finalmente al trasferimento sulla nuova piattaforma nel gennaio del ’96, con lo "sconto" dell’Iva.

Vale la pena ricordare un po’ di date, su quegli anni di fuoco in cui le tv sperimentavano nuove tecnologie: Telepiù nasce nel 1990 ma solo l’anno dopo diventerà a pagamento e solo nel ’96 verrà trasmessa dalla piattaforma satellitare. "Stream", di proprietà Telecom, decolla l’anno seguente, nel ‘97. La proprietà di Telepiù – così come quella di Stream – in quegli anni continuava a modificarsi, con avvicendamenti, uscite e nuovi ingressi nelle due società della tv via satellite, ma i bilanci restavano in rosso. La tv a pagamento nel nostro paese non aveva buona sorte.

Berlusconi è stato uno dei più "longevi": attraverso Finivest è rimasto nella proprietà di Telepiù – sua creatura - fino al ’99. Mr. Murdoch, invece, acquisirà la prima partecipazione a "Stream" proprio in quel ’99. Per diventare nel giro di pochi anni, nel 2003 – dopo aver vinto le (scarse) resistenze europee – il monopolista della tv satellitare in Italia.

01 Dec 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2008-12-02

Quando si toccano le televisioni, riemerge il conflitto di interessi

2 dicembre 2008

Si possono trovare varie ragioni per l'aumento dell'Iva a carico delle pay-tv (tutte le pay-tv, benché la norma riguardi Sky in misura di gran lunga prevalente). La principale si riassume così: "Siamo in una crisi profonda, è tempo di sacrifici per tutti". Questi motivi possono essere più o meno convincenti. Ma sono di fatto svalutati da una considerazione di fondo: ogni volta che il governo Berlusconi si avvicina alle televisioni, o in generale ai mezzi di comunicazione di massa, riemerge dalla palude il drago del conflitto d'interessi. Un drago dormiente che si risveglia di tanto in tanto.

È inutile che la maggioranza si scandalizzi e denunci come "strumentale" le critiche della minoranza. Non c'è niente da fare. Se Silvio Berlusconi, che è tuttora proprietario di un impero televisivo, mette mano al regime fiscale del mondo delle comunicazioni, il minimo che egli possa attendersi è di essere attaccato dalle opposizioni. Se le decisioni del suo governo vanno a incidere sui bilanci di un'azienda concorrente di Mediaset, è destino che gli venga rinfacciato l'eterno conflitto di interessi.

Questo non significa, ovviamente, che il presidente del Consiglio non abbia il diritto di fare le sue scelte di politica economica. O che il ministro dell'Economia non possa stabilire come fare cassa, se ritiene che esistano delle storture nel sistema fiscale. Significa però che a Palazzo Chigi devono tenersi pronti a ricevere migliaia di "e-mail" di protesta e a vedere i terminali "fax" intasati dai cittadini che la campagna di Murdoch ha mobilitato in breve tempo.

Il che lascia affiorare l'interrogativo politico: il gioco vale la candela? Vale la pena di scatenare questo putiferio e di risvegliare il fantasma del conflitto d'interessi? Vale la pena di esporsi a una tempesta mediatica di tali proporzioni? Senza dubbio Berlusconi e i suoi collaboratori se lo stanno chiedendo. Può darsi che decidano di andare avanti ad ogni costo, convinti delle loro ragioni. Ma non è difficile prevedere che in Parlamento la norma contestata sarà edulcorata o cancellata. Non sarebbe la prima volta. E diversi esponenti del centro-destra – poco convinti della bontà dell'operazione – lo hanno già fatto capire: "Le Camere sono sovrane".

Certo, le Camere sono sovrane. E la materia in esame sembra l'ideale per consentire qualche distinguo nella maggioranza, specie da parte di An. Ma se l'intenzione recondita è quella di avviare la marcia indietro, il bilancio del "caso Sky" non sarà positivo per il governo Berlusconi. Si sarà offerta all'opinione pubblica una dimostrazione di incertezza e in fondo di debolezza. E si sarà regalata una vittoria a buon mercato a un centro-sinistra in crisi di idee.

È vero infatti – lo abbiamo appena detto – che il conflitto di interessi irrisolto condanna il premier a essere criticato ogni volta che tocca il tasto delle televisioni. Ma è altrettanto vero che Veltroni e gli altri capi della sinistra hanno scarsi titoli per riproporre oggi, alla fine del 2008, il tema degli interessi del presidente del Consiglio. Hanno avuto diverse opportunità, nel corso degli anni, per affrontare la questione in via legislativa. Da ultimo nel biennio 2006-2008. Non si è mai visto alcun risultato e ciò spiega perché l'argomento è, per così dire, passato di moda. Non più evocato dalla stessa sinistra, salvo Di Pietro. Che infatti oggi è il più vigoroso nell'innalzare di nuovo il vessillo sull'onda della vicenda Sky. Il più vigoroso e in un certo senso il più credibile.

 

Berlusconi contro i direttori di Corriere e Stampa: "Cambino mestiere"

2 dicembre 2008

Silvio Berlusconi

Il caso Sky esaspera il presidente del Consigio Silvio Berlusconi, che al ritorno dalla visita di Stato a Tirana, in Albania, critica la "sinistra da vergogna con cui abbiamo a che fare. Io se fossi nei loro panni, me ne andrei a casa. Se sono coerenti, vanno in Parlamento e chiedono che tutti siano uguali, con l'Iva al 10%, ma se lo rimangeranno".

"Io Sky la capisco - ha continuato il premier - ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c'era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere. Altro che conflitto di interesse e Berlusconi...".

Berlusconi ha anche sottolineato che esiste un rapporto "privilegiato" tra la sinistra e Sky. Rispondendo infatti a una precisa domanda, rivoltagli da un giornalista durante una passeggiata nel centro di Roma, il premier ha detto: "Ma vi sembra di no?".

 

Pay-tv, Berlusconi: "Sull'Iva al 20%

non torniamo indietro"

2 dicembre 2008

Silvio Berlusconi (Lapresse)

Berlusconi-Murdoch: guerra aperta, ma...

(di M. Mele)

La campagna di SKY sul raddoppio dell'Iva

IL PUNTO / Quando si toccano le televisioni, riemege il conflitto di interessi

(di Stefano Folli)

VISTI DA LONTANO / New York Times: perché Berlusconi porta i giornalisti in tribunale?

Sull'Iva non torniamo indietro "neanche per sogno", perchè non sapremmo dove trovare i soldi e dunque "resta l'abolizione di un privilegio" di cui Sky ha goduto in tutti questi anni. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi da Tirana, dov'è in visita. Al termine di un incontro con alcuni imprenditori e alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane nella residenza dell'ambasciatore d'Italia a Tirana, il presidente del Consiglio è sceso dalla macchina per parlare con i giornalisti che lo attendevano.

A chi gli chiedeva un commento alle parole del ministro dell'Economia Giulio Tremonti secondo il quale l'adeguamento dell'Iva per le tv a pagamento nasce dall'esigenza di rispettare una promessa fatta dal precedente governo, Berlusconi ha risposto: "E allora? Era giusto venirmi addosso? Era giusto fare questa vergognosa campagna di attacchi al presidente Berlusconi e al conflitto di interessi? È la dimostrazione - ha aggiunto - che questa sinistra non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. Lo dico a tutti gli italiani: questa è la sinistra con cui abbiamo a che fare; una sinistra che si deve vergognare di quello che ha fatto in questi due giorni, primo perchè non c'entravo niente e secondo perchè è un fatto obbligato visto che l'alternativa era di riportare l'Iva di tutti gli audiovisivi, Mediaset compresa, al 50% del 20% attuale".

Secondo Berlusconi "Tremonti ha quindi rimediato a un privilegio indebito nei confronti di Sky". "Io - ha proseguito - non c'entravo niente e la sinistra si è appalesata per quella che è". In precedenza aveva anche detto "se la sinistra chiede insistentemente, difendendo i ricchi, di dimezzare l'Iva per noi va bene, ma sappia che perderà la faccia perchè aspetto di vedere cosa farà quando Tremontispiegherà le azioni del suo agire". Poi ha aggiunto: "se la sinistra chiede l'Iva al 50%" per Sky "non ho nulla da obiettare purchè sia nel rispetto della normativa Ue". Il Presidente del Consiglio ha quindi esortato l'opposizione: "per una volta tanto la sinistra sia coerente o perderà la faccia davanti all'Italia". Poi, con tono ironico: "Siccome io sono quello del conflitto di interessi, faccio festa perchè tutte le televisioni private, provinciali e regionali, e tutti gli audiovisivi e quindi anche Mediaset avranno una riduzione dell'Iva pari a quella che ha avuto indebitamente Sky in tutti questi anni". Berlusconi ha ricordato che l'intervento sull'Iva è stato fatto "su ordine della Commissione europea perchè altrimenti senza parità di trattamento ci sarebbe una procedura di infrazione".

 

 

2008-12-01

 

Il promo di Sky: "Scrivete al Governo per protestare"

1 dicembre 2008

"In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese. Il Governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio delle tasse sul vostro abbonamento a Sky dal 10 al 20 per cento". Parte così lo spot che Sky ha messo in onda da oggi contro la decisione annunciata da Palazzo Chigi. Il video ripercorre gli investimenti effettuati da Sky in Italia, a fronte della programmazione offerta e termina invitando gli abbonati che considerano questa decisione sbagliata a scrivere una mail al Governo per dire al loro.

La campagna è di indubbia efficacia. Sky sceglie di parlare direttamente ai suoi utenti, senza alcuno dei suoi dirigenti a fare da tramite, utilizzando solo le immagini, immagini di se, dei suoi studi, di chi in Sky lavora e immagini di coloro che di questa decisione sono chiamati a rispondere: il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Una campagna diretta, perchè chiama a dire la loro i soggetti che con questo provvedimento dovranno letteralmente fare i conti: i telespettatori.

Se questo è il lato pratico e di servizio della questione, la vicenda continua ad essere al centro di un aspro dibattito politico che ruota attorno al tema del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio.

Secondo Walter Veltroni questa misura "è un modo per colpire un'impresa, Sky, che produce e da lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il paese". Si tratta - dice il leader del Pd - di un provvedimento "che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi". Una misura , rimarca Veltroni, "che è un aumento delle tasse perchè non stiamo parlando di famiglie ricche ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky e ora si trovano il prezzo raddoppiato".

Enrico Letta chiede che la norma del decreto che aumenta l'Iva per Sky venga ritirata. "Oggi - sottolinea Letta - nessuno pensa che l'aumento dell'Iva sia stato fatto in buona fede. Tutti pensano che, approfittando della chiamata alle armi per la crisi, Berlusconi abbia assestato uno schiaffone al suo concorrente". Secondo Letta questa decisione "è il simbolo del modo di fare di Berlusconi che rende inattendibile l'appello alla collaborazione fatto all'opposizione: collaborazione per cosa? Per aiutare Mediaset contro Sky?".

Contro l'aumento dell'Iva sulle pay-tv prendono posizione anche i sindacati di categoria, impegnati in questo momento in una difficile trattativa sul premio di risultato per i dipendenti di Sky e sulla stabilizzazione di alcuni lavoratori a tempo determinato.

Uilcom esprime "forte preoccupazione". L'aggravio dell'Iva - sottolinea in una nota - "potrebbe ripercuotersi direttamente sull'andamento complessivo dell'azienda, e di conseguenza sull'occupazione interna e dell'indotto".

Secondo la segreteria nazionale di Slc/Cgil la misura in questione "colpisce soprattutto Sky, alterando pesantemente e improvvisamente il quadro di riferimento economico e regolatorio di tale azienda". Nell'esprimere la netta contrarietà alla decisione annunciata, la segreteria Slc/Cgil sottolinea come "il conflitto di interessi del presidente del Consiglio" si traduca "esplicitamente in un danno alla concorrenza".

Dalla maggioranza un' apertura alla possibilità di portare la questione in Parlamento arriva dal vice presidente dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello. "Siamo in una situazione di crisi - precisa- è necessario rivedere il quadro della fiscalità ma sarebbe più proficuo parlare all'interno di questa situazione e valutare tutto con questo parametro piuttosto che con un unico parametro di strumentalità politica che è poi una formula magica: conflitto di interessi".

Da An Maurizio Gasparri difende il provvedimento ma precisa: "la questione deve essere laicamente discussa".

 

 

 

 

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